Lui si svegliò quel giorno e stranamente
la prima cosa intorno che guardava
di colpo quella cosa diventava.
Lui diventava tutto e tutti quanti,
lui diventava albero e cavallo
persona, pietra dura e poi trifoglio.
Lui diventava abbarbicati amanti,
uomini silenti e rumorose masse,
e tutti gli elementi di città e campagna ovunque si recasse.
Lui diventava il padre virile e ingiusto,
lui diventava il figlio un po’ smarrito,
l’onesta madre che l’aveva concepito.
Lui diventava i riti della casa
e le conversazioni e poi la compagnia,
e gli uomini e le donne che per le strade
s’addensano in follia.
E poi la conoscenza, il nobile concetto e l’intelletto,
l’idea che a tutto tu devi dare un nome,
il senso del reale e soprattutto il maledetto "se e come".
Lui si svegliava ogni mattina e tutto, tutto, diventava suo,
e tutto diventava parte di quell’uomo che ora sono anch’io.
Non esiste né luogo né tempo, distanza non esiste.
Io sono gli uomini del passato, canuti e saggi,
io sono gli uomini del futuro, smarriti e scaltri.
Io sono come tutti, io sono gli altri!
Io sono gli altri! Io sono gli altri!
Io sono gli altri! Io sono gli altri!
Io sono gli altri! Io sono gli altri!
Io sono gli altri! Io sono gli altri!
Der musikalische text GLI ALTRI von GIORGIO GABER ist auch in dem Album vorhanden Gaber (1984)
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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